Le antiche feste del fuoco

Ciao!
Oggi vorrei tornare a parlarvi delle più antiche tradizioni delle Valli, quelle risalenti ad un periodo antecedente alle lotte per la religione, prima che i Valdesi arrivassero qui… in un tempo in cui l’uomo celebrava la natura attraverso una delle sue più grandi conquiste: il fuoco.
Se l’uomo primitivo non avesse imparato a manipolare il fuoco, noi non saremmo qui a parlarne. Il fuoco diede agli uomini antichi calore, cibo, protezione: in una sola parola, sopravvivenza.
Non stupisce perciò che nei momenti importanti dell’anno si accendessero dei falò, specialmente in alcuni periodi precisi.
Sui fuochi venivano solitamente bruciate delle effigi in paglia che rappresentavano lo spirito della vegetazione; in primavera si bruciava la Vecchia o la Strega (ancora una cinquantina di anni fa si riportava in un libro questa antica tradizione a Torre Pellice, puoi leggerla qui). Il fantoccio era anche identificato con la Morte che in primavera doveva cedere il posto alla forza della natura che si risveglia dal lungo inverno.

I falò del 17 febbraio commemorano ogni anno le “Lettere Patenti” con le quali Carlo Alberto concedeva nel 1848 ai Valdesi i diritti civili… anche se assolutamente suggestivi, non hanno nulla a che vedere con le antiche feste del fuoco!

Una delle principali feste del fuoco di tradizione celtica cadeva il Primo Maggio ed era chiamata Beltane. Si usava allora accendere i falò sulle alture e disperdere poi le ceneri nei campi perché fecondassero la terra e portassero raccolti abbondanti.
Un altro periodo particolare dell’anno era quello di Mezz’estate: tradizionalmente il 23 giugno giorno del solstizio, che la tradizione cristiana ha poi fatto scivolare al 24 con le grandi feste per il Santo Giovanni (sapete che a Torino ancora oggi si accende un grande falò in piazza quella notte?).
L’altra grande festa celtica in cui il fuoco era centrale cadeva il 31 ottobre, notte di Samhain (diventata oggi la notte di Halloween) in cui le anime dei morti tornavano alle vecchie dimore per scaldarsi e mangiare piatti appositamente preparati.
Il 1° novembre era di fatto il Capodanno celtico e venne assimilato alla festività cattolica di Ognissanti, mentre il riferimento all’aldilà si è mantenuto nel giorno dei morti, il 2 novembre nel calendario odierno.

Il 1° maggio ed il 1° novembre erano le principali feste dei Celti poiché segnavano le date d’importanza primaria per il pastore e le greggi. Per il contadino erano invece più importanti le date legate alla stagionalità della natura come i solstizi.
L’antica festa del fuoco al solstizio d’inverno celebrava la natività del Sole che si credeva nascesse nel giorno più breve dell’anno e che è diventata il nostro Natale (giorno stabilito dalla Chiesa per la nascita del Cristo). Non troppo tempo fa il rito principale di questo giorno di festa chiamato Yule consisteva nel bruciare il ceppo natalizio nel camino, forse un ricordo di qualche antica cerimonia che prevedeva l’accensione di un fuoco sacro in casa.
Il fuoco rappresentava perciò per i nostri avi sia la luce solare, forza creatrice che permette alla vegetazione di crescere, sia forza distruttiva che brucia ogni elemento negativo.
Ed io per voi non posso che augurare di meglio per questo Natale imminente!