Applicare le linee-guida per l’insegnamento della storia delle religioni a scuola… qui!

Sapevate che il post del 17 febbraio 2015 ha avuto un’origine un po’ particolare? Vi devo infatti rivelare che è nato come (parte del) lavoro per la tesi di laurea di Jenny, una delle due realizzatrici del progetto Valdesina.
Mi è sembrato appropriata la giornata di oggi per mostrarvi uno stralcio di quel lavoro e farvi così scoprire come viene rielaborato il materiale che poi fluisce nelle mie avventure!
Nel terzo capitolo della tesi si affrontava l’argomento dell’insegnamento delle religioni e della storia delle religioni ai bambini, il paragrafo da cui è tratto il seguente testo s’intitola: “Applicare le linee-guida per l’insegnamento della storia delle religioni a scuola in un post: chi sono i Valdesi?”

“Si è voluto procedere con uno schema a cascata che mettesse in luce gli elementi peculiari della confessione valdese, ma che non fosse una sua descrizione (come molto spesso si ritrova sui libri o sul web) in contrapposizione a quella cattolica. Anzi, negli ultimi due punti si metterà in chiaro come alla base della confessione valdese ci sia la stessa esperienza religiosa che lega tutti i cristiani, in un tentativo di comunione e non di divisione: è infatti più semplice per un bambino (si presume che la quasi totalità dei lettori sia di religione cristiana) capire alcuni concetti religiosi paragonandoli per prossimità a quelli che già conosce per esperienza diretta. Ad un bambino cattolico non sfuggirà il senso del battesimo valdese, tutt’al più sarà per lui elemento di curiosità la pratica di poterlo svolgere a 16 anni.

Si sono poi dovuti affrontare alcuni argomenti particolari, legati alla storia della festa: la persecuzione religiosa come antitesi alla libertà di culto e la Riforma protestante per la connotazione dei Valdesi come non cattolici. In questo caso si è usata una corretta terminologia accanto ad una necessaria esemplificazione delle varie definizioni, non disponendo i bambini degli strumenti didattici per comprendere l’intera portata degli eventi (soprattutto nel caso della Riforma protestante).

Dall’esame di alcuni progetti sperimentali per l’insegnamento della storia delle religioni nella scuola emergono delle linee-guida che si è tentato di applicare ad un articolo che tratti la confessione valdese. Lo scopo è fare in modo che il progetto “Valdesina” possa svolgere il ruolo di ausilio per la presentazione ai bambini di uno specifico credo religioso, in questo caso quello valdese, tenendo conto anche del peso che i nuovi media stanno assumendo nel campo della didattica.

Trattare la storia delle religioni per l’infanzia prevede di procedere in chiave storica, fornendo ai bambini un’idea del fluire del tempo entro cui collocare i fatti legati alla/e religione/i. Bisogna sempre tenere a mente che l’insegnamento della diversità religiosa ha come obiettivo lo scambio, la conoscenza reciproca e il superamento dei pregiudizi: l’idea dell’educazione alla cittadinanza è che il cittadino sia oggetto di diritti a prescindere dalla sua nazione, cultura o religione d’appartenenza.

Lo studio delle religioni dovrebbe permettere lo sviluppo di alcune competenze: semantiche (imparare a cogliere il linguaggio religioso nel contesto quotidiano), storiche (apprendimento di una tradizioni storica, la sua nascita e il suo sviluppo, attraverso la comparazione con altre), antropologiche (studiare la religione per interrogarsi sulle ragioni del vivere, sul destino dell’uomo e dell’umanità), filosofico-fenomenologiche (la religione è un fenomeno onnipresente nella storia e nella cultura umana), psicologiche (come i singoli e le comunità vivono il fenomeno religioso ed il suo messaggio salvifico) e infine sociali, etiche e civiche (capire i fondamenti delle differenti leggi legate alle tradizioni religiose per affrontare attivamente e comprendere l’agire umano). Da ultimo, si vuole mettere a fuoco l’educazione interculturale, intesa come mezzo per la costruzione da parte dei bambini di un’identità culturale aperta, dialogante con le altre identità, per incontrarsi nelle differenze.

Nel tentativo di affrontare la non facile questione di spiegare ai bambini chi siano i Valdesi, domanda che possono porsi tanto i figli di membri di chiesa quanto piccoli lettori che non hanno legami diretti con questa comunità religiosa, si è deciso di rispondere ad almeno 5 quesiti imprescindibili.

  1. Perché si festeggia il 17 Febbraio?

Spiegazione del significato della festa: “Il 17 febbraio tutte le comunità valdesi, in particolare nelle Valli del Pinerolese, festeggiano un’importante ricorrenza civile: la concessione dei diritti civili e politici che porterà alla libertà di culto.”

Si utilizzano i simboli religiosi per descrivere lo svolgimento della festa: “Per questo la sera prima vengono accesi dei grandi falò attorno ai quali i Valdesi si riuniscono per ricordare questo fatto, cantando e pregando. Il giorno dopo nelle Valli i negozi, gli uffici e le scuole sono chiusi, alle 10 si va al culto (alcune donne in abito tradizionale) e poi ci si ritrova a casa per mangiare i piatti tipici della tradizione, come la supa barbetta.”

Lo strumento multimediale permette di applicare ai vari simboli religiosi dei link lasciando così al lettore, secondo la sua volontà o curiosità, dei rimandi ad articoli precedenti che spiegano nel dettaglio i vari oggetti (es. il falò, il costume valdese) senza appesantire il testo di eccessive nozioni. La spiegazione dei simboli, ritrovandosi in precedenti articoli, è svolta sotto diverse forme: dalla descrizione dei vari indumenti che compongono l’abito valdese, alla leggenda legata al perché si accendano i falò, fino alla ricetta della zuppa tradizionale, con l’invito di provare a cucinarla con i genitori.

Si fornisce un’informazione storica utilizzando la corretta terminologia e spiegandone in maniera chiara il significato: “Proprio il 17 febbraio 1848 il re Carlo Alberto, che allora governava queste terre, scrisse le Lettere Patenti in cui concedeva ai Valdesi i diritti civili e politici; prima di quella data, infatti, chi non seguiva la religione del Regno veniva perseguitato.”

Si affrontano temi storici di non facile spiegazione, che però -come nel caso della persecuzione religiosa, purtroppo- sono argomenti ancora attuali: “In passato, le leggi volevano che i sudditi professassero la stessa religione del loro sovrano: chi si opponeva era considerato un fuori legge e poteva essere punito in diversi modi, a volte con delle tasse, con la prigionia e, in alcuni periodi bui, con la condanna a morte.”

Si è tentato qui di fare un’esemplificazione di un concetto complesso come quello delle persecuzioni religiose, per far comprendere ai bambini tutta drammaticità dell’evento senza però relegarlo alla sola sfera valdese, ma permettendo al piccolo lettore (magari sollecitato da un adulto) a comprendere che forme di discriminazione sono presenti oggi, come in passato, in tutto il mondo.

  1. Chi sono i Protestanti?

Si spiega perché i Valdesi non fossero allineati alla religione di Stato: “I Valdesi non fanno parte infatti della Chiesa Cattolica, come la maggior parte della popolazione italiana di ieri e oggi, ma sono Protestanti poiché nel 1532 -durante un’assemblea svolta in queste valli, a Chanforan- decisero di far parte della Riforma Protestante.”

Si cita la Riforma per connotare i Valdesi come non cattolici e per questo perseguitati. Si dà poi una sintetica spiegazione del movimento, considerando che gli alunni della scuola italiana affrontano queste tematiche a partire dal primo ciclo di scuola media e sarebbe quindi prematuro parlare ai bambini del problema delle indulgenze, di Martin Lutero, delle 95 tesi e così via…

Anche in questa porzione di testo è presente un link che rimanda al luogo (Chanforan) in cui Valdesi aderirono alla Riforma e il cui articolo mette in risalto i temi della traduzione della Bibbia e il valore associativo di quell’evento svoltosi nel Cinquecento nelle Valli.

“Questa riforma nasce dalla protesta nei confronti della Chiesa cattolica del Cinquecento, un’epoca in cui il clero viveva nel lusso e s’immischiava negli affari politici: coloro che si opposero a questa situazione, tornando a una religione più vicina a quella descritta nei Vangeli, vennero appunto detti Protestanti.”

  1. Chi sono i Valdesi?

Si dà un riferimento storico delle origini del movimento valdese: “I Valdesi sono dei cristiani che, a partire dal Medioevo, decisero di seguire l’esempio del mercante francese Valdo: egli decise di rinunciare a tutti i suoi beni e vivere in povertà come i primi discepoli di Cristo seguendo quanto scritto nella Bibbia.”

La figura di Valdo e dei Poveri di Lione sono elementi ampiamente trattati in un post ambientato nella città francese in cui se ne traccia un breve ritratto e se ne ripercorre la storia.

Si elencano le principali caratteristiche della confessione valdese, fornendo – dove serve – la terminologia del caso (es. “pastori”, “Santa Cena”): “In cosa credono i Valdesi? Durante la funzione religiosa vengono svolti i soli due sacramenti presenti nella Bibbia: il Battesimo (celebrato da piccoli o a 16 anni) e la Santa Cena (cioè, la comunione); per lo stesso motivo le uniche festività puramente religiose sono il Natale e la Pasqua; coloro che sono chiamati a svolgere il servizio pastorale (i pastori, che di norma amministrano il culto domenicale) non ricevono un particolare potere che li distingue dagli altri membri. Il culto va reso solo a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e si crede in una chiesa senza gerarchie in cui l’unico capo è Gesù Cristo.”

Il link riguardante il Battesimo vuole rispondere alla curiosità che potrebbe suscitare il fatto di svolgerlo a 16 anni, mentre non viene fornita nessuna spiegazione di tipo dottrinale trattandosi di concetti che non sono lontani all’esperienza religiosa del bambino (i dati confermano che la quasi totalità dei lettori del blog proviene da zone di tradizione protestante o cattolica).

  1. Chi sono i Cristiani?

Si elencano i tratti distintivi della religione cristiana: “Sia valdesi che cattolici, sono Cristiani: la vita per essi significa fede, speranza e amore. Hanno fede in un solo Dio, che ha creato il mondo ed è Padre dell’intera umanità e credono che operi tra gli uomini mediante il suo Spirito, raccogliendoli in una chiesa (formata da tutti coloro che credono in lui e che sono stati battezzati). La parola di Dio è contenuta nella Bibbia, che raccoglie la testimonianza di fede del popolo d’Israele e della prima comunità cristiana. I cristiani credono che Gesù Cristo sia figlio di Dio, vissuto, morto e resuscitato per salvare l’umanità e liberarla dal male.”

Lo scopo di questa parte del post è quella di mettere in comunione l’esperienza cattolica e quella valdese, quasi un rimando all’inizio dell’articolo che trattava della persecuzione religiosa causata dalle differenze tra le due confessioni; vuole far riflettere il bambino, magari sollecitato in questo da un adulto, sugli elementi in comune tra le varie religioni in un contesto di pluralismo come quello che potrebbe sperimentare nella sua quotidianità (le classi scolastiche delle Valli Valdesi non sono affatto esenti dalla presenza di alunni cinesi, magrebini, dell’Europa dell’Est).

  1. Chi è Gesù Cristo?

Si ritrae brevemente la figura che è alla base della religione cristiana tutta: “Gesù Cristo annunciò in Palestina la venuta del regno di Dio presentandosi come il Messia di Israele: egli promise la liberazione di quella terra dal dominio dei romani senza l’uso delle armi, ma semplicemente riponendo la fiducia in Dio. Gesù era dotato di una forte personalità e, come riportato dai suoi discepoli nei Vangeli, era in grado di compiere straordinari miracoli dimostrando così di non essere un semplice uomo. Poiché annunciava un nuovo messaggio di libertà, si attirò l’odio dei capi del popolo e per questo venne crocifisso. Dopo tre giorni resuscitò, provando di essere il figlio di Dio. Da allora i suoi discepoli, pur se suddivisi in moltissime confessioni in tutto il mondo, prendono il nome di Cristiani e portano avanti il suo messaggio di amore e speranza.”

Non si vuole insistere sul ritratto della figura di Gesù perché sarebbe un ripetersi del catechismo o della scuola domenicale; l’intento è mettere una volta di più in luce sia gli elementi di similitudine tra Valdesi e Cristiani in generale, sia dare simbolicamente un momento d’origine al movimento religioso cristiano.”