Lungo il torrente Pellice

Oggi per la nostra avventura non servono scarpe comode né la borraccia piena, ma un foglio di carta e tanta immaginazione.
Avete mai fatto una barchetta di carta per metterla in un fiume? Quando si è allontanata avete pensato, come faccio sempre io, che sarebbe bellissimo poterla seguire lungo tutto il suo percorso?

Ecco, oggi voglio esaudire questo desiderio e portarvi con la mia barchetta in un’avventura che parte a 3000 metri di altezza e arriva fino in pianura, lungo una strada d’acqua di ben 53 km. Sì, il nostro viaggio oggi comincia dalle sorgenti del fiume Pellice, alle pendici del Monte Granero. Ho messo la barchetta in acqua ed eccola che inizia a muoversi seguendo lo zampillìo di quello che, per ora, è soltanto un rigagnolo. Dopo molti balzelli tra le rocce siamo nel Lago Lungo, a 2.800 metri, appena sotto al Rifugio Granero.

Ora la nostra barchetta inizia una ripida discesa in quello che è diventato un bel ruscello di montagna. La sua corsa si calma quando raggiunge la stupenda piana della Conca del Pra. Il paesaggio è molto cambiato e passiamo in mezzo ad ampi pascoli, vicino alle tende dei turisti e poi accanto al Rifugio W. Jervis.

Bene, siete pronti per un’altra bella discesa? La barchetta adesso inizia a rimbalzare tra i sassi con le acque del torrente che si fanno impetuose e abbondanti, ricevendo vari piccoli affluenti come quello che forma la bellissima cascata del Pis, prima di arrivare all’abitato di Villanova.

Cascata del Pis

Continuiamo a scendere per arrivare a Bobbio Pellice, a 750 metri di altitudine. In pochi chilometri siamo scesi in modo davvero vertiginoso! Ecco che passiamo sotto al Ponte Napoleone e poi in mezzo alle case, dove il flusso del torrente si fa più abbondante grazie alle acque che arrivano a sinistra dal Rio Subiasco e a destra dal Rio Guiciard, dalla Valle dei Carbonieri.

Rio Guiciard

Proseguiamo con la nostra barchetta fino a Villar Pellice, dove gli affluenti Rio Carofrate e Rio Raspard si tuffano nel corso d’acqua. A Torre Pellice, in zona Santa Margherita, il fiume riceve le acque dei rii Biglione e Molera. Ora la nostra barchetta può finalmente rallentare la sua corsa attraversando Luserna San Giovanni, dove vanno a confluire nel Pellice il torrente Angrogna e poi il torrente Luserna.

Torrente Luserna

Arrivati a Bibiana, il fiume ha ormai raggiunto la pianura ed è è molto più ampio; in mezzo, di tanto in tanto, si formano piccole isolette, alcune con un po’ di alberi e arbusti. In alcuni punti raggiunge addirittura la larghezza di 500 metri. Cerchiamo di tenere d’occhio la nostra barchetta in modo da non perderla di vista! Nei pressi di Garzigliana, vicino a Montebruno, è più facile seguirla perché il fiume si restringe.

Ecco, adesso siamo arrivati nei pressi di Cavour: vedete la caratteristica Rocca? Qui il Pellice riceve le acque dei torrenti Chiamogna e Chisone.

Confluenza torrenti Pellice e Chisone

Da questo punto la barchetta procede ancora per qualche chilometro fino alla fine del nostro viaggio, all’altezza di Villafranca, dove il torrente Pellice confluisce nel fiume Po. Per noi è arrivato il momento di salutarla, ma il suo viaggio non finisce qui. Infatti a me piace pensare che continuerà a seguire le acque del fiume ancora per tutti i 600 chilometri che restano per raggiungere il mare. Un po’ la invidio: chissà quante altre avventure la aspettano!