Il diavolo al carnevale di Maniglia

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Se penso alle maschere mi vengono in mente subito i fasti del carnevale, a quanto sia divertente approfittare dell’occasione per poter indossare un abito dalla foggia strana, i colori pazzi di un arlecchino o i panni del proprio eroe preferito. Dietro una maschera, però, si possono camuffare il volto e le proprie intenzioni. Dietro un travestimento, si può celare la propria identità, come accade nella leggenda che vi sto per raccontare.

Una sera, un gruppo di giovani di Maniglia, vicino a Perrero, in Val Germanasca, si era vestito a puntino per il carnevale: qualcuno indossava buffi ornamenti, qualcuno era vestito da donna, tutti scherzavano e ridevano in trepidante attesa davanti a un fienile. Stavano aspettando un loro compare che, al suono del flauto, avrebbe dato il via al corteo conducendoli verso le case del villaggio per fare loro visita, soprattutto a quelle dove viveva qualche bella ragazza. La processione partì e i ragazzi intonavano canzonacce scherzose seguendo la melodia incerta del loro amico, musicista, a dir la verità, non troppo esperto.

A un certo punto cominciarono a sentire un altro suono arrivare alle loro spalle: era la melodia di un clarinetto suonato da uno sconosciuto che chiese di unirsi a loro. Era avvolto da un lungo mantello nero e il suo viso era nascosto da una maschera, nera anch’essa. L’uomo, che parlava piemontese, anche se con un accento straniero, iniziò a scherzare con loro, dimostrando di avere spirito. Suonava anche molto bene il suo clarinetto, che per un po’ accompagnò la processione rallegrando la brigata. Improvvisamente le canzoni suonate cominciarono a essere piuttosto strane. La melodia cambiava in continuazione: prima suonava in modo suadente, poi prendeva un ritmo veloce cambiando ancora e ancora. Un ragazzo, turbato da quella musica così strana, gli chiese di suonare qualcosa di più popolare. Quando la canzone iniziò, era suonata in un modo così coinvolgente che i ragazzi non poterono resistere e cominciarono a ballare come forsennati.

Lo strano ospite, però, nelle pause tra le sue suonate, cominciò a dire sconcezze a fare battute inappropriate che tolsero ai ragazzi il buonumore ritrovato, tanto da allontanarsi da lui e tenerlo d’occhio da lontano, mentre si consultavano. Uno di loro, che era rimasto indietro, scrutava attentamente l’uomo misterioso e, quando buttò gli occhi a terra, si fece pallido in volto: al posto dei piedi vide due zoccoli biforcuti spuntare dall’orlo del mantello nero! «Ha gli zoccoli, è il diavolo in persona!» gridò agli amici, che subito cominciarono a fuggire da tutte le parti con i loro ornamenti che volavano via e le gonne dei loro travestimenti che li facevano inciampare. Dietro di loro una risata malefica risuonava: il diavolo si stava davvero gustando la scena! Quando il fuggi fuggi generale si placò, il diavolo scivolò nelle ombre della notte ritornando nei boschi.

Vi avevo già raccontato leggende sul diavolo ambientate proprio in questa zona. A volte, come in questo racconto, si diverte a fare magie e beffarsi della gente ma, in altre storie, con un po’ di astuzia, lo si può sconfiggere. E voi avete mai visto tracce del diavolo nei paraggi? Siete proprio sicuri che quelle impronte che avete visto sul sentiero si trattassero di orme di zoccoli di capra?

Come arrivare qui
Da Pinerolo procedete verso la Val Chisone seguendo le indicazioni per Perosa Argentina. Arrivati in questa località seguite le indicazioni per Perrero. Superate il centro abitato di Perrero seguendo la Strada Provinciale 169. Prima di attraversare un ponte vedrete una strada salire sulla destra con l’indicazione per Maniglia. Procedete in quella direzione per 3 km circa fino alla borgata Baissa.