Barma Mounastira – Angrogna

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Ciao!
Oggi ci troviamo in alta Val d’Angrogna perché voglio portarvi alla scoperta di un luogo davvero speciale, ci troviamo a Barma Mounastira (o Barma Monastir).
Prima di tutto voglio spiegare a chi di voi non lo sapesse, che cos’è una barma: con questo termine, probabilmente derivato dalla parola ligure “balma” s’intendono le grotte, le caverne, i ripari sotto la roccia. In montagna è un luogo dove pastori e greggi possono ripararsi quando c’è brutto tempo e talvolta, come qui, vengono costruite delle vere e proprie abitazioni sotto le rocce.

Il villaggio di Barma Mounastira visto dal sentiero
Il villaggio di Barma Mounastira visto dal sentiero

Questa lunga fila di case abbandonate, così chiamate perché anticamente appartenute a una delle famiglie Monastier (o Mounastìe, cognome valdese di cui si hanno tracce già nel lontano 1232) della valle, sorge ai piedi di un grande roccione da cui si può vedere tutto il territorio sottostante.

Il panorama che si osserva da Barma Mounastira
Il panorama che si osserva da Barma Mounastira

Vorrei farvi prima di tutto una raccomandazione: poiché la maggior parte del fascino di questo luogo è dovuto al fatto che qui il tempo sembra essersi improvvisamente fermato, lasciate tutto dove lo trovate, magari un giorno i suoi abitanti torneranno a riprendersi le proprie cose! E fate anche attenzione a dove mettete i piedi… Calzate gli scarponcini, state attenti ai crolli della struttura e, una cosa fondamentale tutte le volte che andate in montagna: non sporcate, né abbandonate in giro cartacce o altri rifiuti… Lasciate nel vostro zaino sempre un piccolo spazio per l’immondizia (io mangio un sacco di panini durante le mie passeggiate, ma butto sempre tutto nel bidone tornata a casa!).

Eccomi arrivata al villaggio
Eccomi arrivata al villaggio

Oggi Barma Mounastira è un luogo disabitato; nemmeno i pastori portano più le pecore a brucare l’erba e quindi la vegetazione attorno è cresciuta folta. La stagione ideale per andarci è l’autunno, quando gli alberi perdono le foglie e le case si vedono anche da distante. Pare che qui il sole tramonti molto presto, che sia un mondo di ombra… Ma avete visto l’astuto lavoro che gli uomini vissuti qui hanno compiuto per ricavare delle abitazioni sotto la roccia?

Le ingegnose costruzioni sotto la roccia
Le ingegnose costruzioni sotto la roccia

Non mancava nulla: c’erano stalle per gli animali (qui si allevavano mucche, capre, pecore, maiali, conigli, galline, ma anche asini e muli per il trasporto), una casa a due piani con la cucina al piano più alto, un laboratorio per costruire e riparare attrezzi, un fienile. Alla destra del caseggiato c’è anche una casa di tre piani non appoggiata alla roccia ma al pendio della montagna, dotata di un grande forno. Questo ci fa capire che ad un certo punto, dovevano vivere molte persone alla barma.
Per raggiungere il piano più alto della grande casa centrale, dove sorgeva il fienile e si lavoravano i cereali, bisognava salire su una ripida scala. Lo spazio era poco e andava usato al meglio!

Una scala per salire al piano più alto, il fienile
Una scala per salire al piano più alto, il fienile

Come si viveva a Barma Mounastira? Come in tutta la valle, dev’essere stata una vita ben dura. Ma se ci si sforzò così tanto per costruire una casa qui, dovevano esserci dei vantaggi. Probabilmente il terreno costava poco e, se si avevano buone mani come gli abitanti di questo luogo, bastava un piccolo laboratorio come quello che si trova qui per costruire tutto ciò che occorreva. Tutti i pali che sono stati usati per erigere i muri, le case, le balconate sono stati lavorati e piazzati qua. Nulla arrivava dalla valle. Si viveva di quel che offriva il bosco e di quello che si coltivava nell’orto sottostante la barma (segale, orzo, frumento, grano saraceno, fagioli, patate); si allevavano gli animali che davano latte, formaggio, burro. Al mattino si mangiava la polenta col latte, a cena pasta e fagioli o riso e latte.

Valdesina nel cortile della barma, alle sue spalle il laboratorio per costruire gli attrezzi
Qui sono nel cortile della barma, alle mie spalle c’è il laboratorio per costruire gli attrezzi

I bambini d’inverno dovevano scavarsi dei sentieri nella neve per raggiungere la borgata di Pradeltorno dove c’era la scuola infilandosi i “garaudu” più o meno delle grosse e spesse calze che s’infilavano sopra gli scarponi e si legavano sotto le suole; se la neve era troppa dovevano farsi fare una pista dai più grandi con le ciaspole. A scuola si andava solo d’inverno, perché appena la stagione volgeva al bello anche i più piccoli erano occupati nei vari lavori di campagna. A maggio poi ci si spostava agli alpeggi su in alta montagna e si sarebbe dovuta fare troppa strada per andare a scuola. Quando si portavano gli animali al pascolo c’era la lana da filare, che sarebbe servita poi a confezionare i vestiti invernali.
Doveva essere una vita ben dura, ma anche sempre piena di cose da fare e circondati da una grande famiglia che, di sicuro, chissà quante storie avrà raccontato ai bambini durante le veglie! Quasi, quasi vien voglia di esser là con loro… Tanto, tanto tempo fa…

Come arrivare qui:
raggiungete Pradeltorno (comune di Angrogna) salendo da Torre Pellice, abbandonando la Strada Provinciale 161 appena entrati in paese e imboccando Via Generale Martinat subito prima del ponte sul torrente Angrogna.
Percorretela tutta e arriverete sino alla borgata Chiot dl’Aiga, dove imboccherete la strada alla vostra sinistra per il fondovalle, Strada Pradeltorno.
Giunti a Pradeltorno, potrete lasciare l’auto in un comodo parcheggio, quindi percorrete a piedi la strada che passa tra il cimitero comunale e il tempio valdese. Deviate a destra sopra il tempio imboccando una strada carrozzabile non asfaltata. Dopo una decina di minuti arriverete alla minuscola borgata del Fau, da qui la carrozzabile diviene un sentiero e dopo altri 20 minuti di cammino su un sentiero pianeggiante raggiungerete il villaggio di Barma Mounastira.

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