La Fontana del Burro – Angrogna

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Ciao!
Oggi ci troviamo in un luogo apparentemente privo di storie da raccontare che però ci aiuterà ad andare alla scoperta di un cibo preziosissimo per i valligiani di un tempo: siamo alla Fontana del Burro di Angrogna.
Il burro, oltre ad essere importante per la dieta dei nostri avi, é anche un alimento molto antico: Greci e Romani attribuiscono ai Celti la realizzazione di un prodotto a base di latte dall’aspetto solido e compatto, simile a quello che conosciamo oggi; ma sono stati trovati degli strumenti per la sua produzione che risalgono addirittura all’età del Bronzo (2300-700 a.C.)!

Come si realizzava un tempo il burro? Era un’operazione lunga e faticosa… Prima di tutto il latte appena munto veniva lasciato riposare per far salire in superficie la panna. Questa veniva poi messa in una zangola (contenitore cilindrico in legno) e con il pestone la si sbatteva per circa un’ora finché non diventava dura; si colava quindi il siero, si aggiungeva acqua fredda e si sbatteva ancora. Il burro veniva poi lavorato con le mani (si potevano aggiungere sale o erbe) e messo in stampi di legno decorati, a volte con il disegno caratteristico della famiglia, e lasciato a riposare al fresco per un giorno.
Capite com’era importante avere un luogo adatto per riporre il frutto di questo lungo e duro lavoro!
La fontana si chiama così proprio perché un tempo qui venivano fatti riposare i panetti di burro, grazie al fresco della sorgente.

Nelle vallate alpine il burro era così prezioso che se non si riusciva a produrlo si credeva che la colpa fosse di uno stregone che lo aveva “ammascato” stregando la zangola: anche nelle Valli Valdesi esistono leggende su questi incantesimi, ad esempio si racconta di una masca che a Massello era stata scacciata gettando dei chiodi nella zangola stregata in modo da ferirla ai piedi.
Il burro e la possibilità che irrancidisca a causa di animali-stregoni è diffusa in tutto il mondo che un tempo fu celtico: pensiamo alla farfalla “butterfly” ovvero mosca del burro perché secondo una leggenda il burro inacidiva a causa di una strega con queste sembianze. Anche rospi, libellule, salamandre, ramarri e insetti vari erano considerati dei succhiatori di latte (direttamente dalle vacche però).
Per contro, nella tradizione anglosassone esistono dei folletti che sono ottimi preparatori di burro e che insegnano volentieri agli uomini come trasformare il latte (tranne che se fatti arrabbiare, allora si vendicano rubando o inacidendo l’alimento). Proprio come le nostre fantine!

Come arrivare qui:
una volta raggiunta la borgata Sonagliette di Angrogna, imboccate l’unica strada in salita (sterrata e percorribile solo a piedi o in bicicletta), in breve raggiungerete una deviazione che porta le indicazioni per la fontana: dopo una decina di metri troverete la troverete alla vostra sinistra.
La passeggiata è breve e adatta anche ai bambini, ma la fontana è quasi irriconoscibile per la vegetazione che le cresce attorno: aguzzate la vista!